Salita al Monte Bianco

Salita al Monte Bianco

Da un annetto Lorenzo ha in testa il Monte Bianco. A inizio luglio è tutto pronto, ma il meteo ci dà picche: temporali, nebbia e visibilità nulla, non vale neanche la pena partite con queste condizioni. Senza troppe illusioni, provo a modificare la prenotazione al Gouter ma dopo qualche telefonata piuttosto insistente ci trovano un buco. 

È inizio agosto: inevitabile coda al traforo del Monte Bianco. Restiamo bloccati un paio d’ore e arriviamo a Saint-Gervais giusto in tempo per mangiare qualcosa, controllo zaini e a dormire. 

Alle 7:30 prendiamo l’unico treno della mattina verso il Nid d’Aigle. Il tempo è brutto: pioggia e visibilità quasi nulla. La giornata sarà lunga e ci mettiamo in cammino verso il rifugio Tête Rousse. L’acqua presto diventa neve, il che tutto sommato è un bene.

Passata laTête Rousse, la nebbia si dirada quanto basta per capire che lungo la dorsale del Gouter, ha fatto un buon venti centimetri di neve. Con temperature basse e neve in terra il rischio di caduta sassi al coluair è praticamente nullo. In poco più di due ore raggiungiamo il rifugio. Cena alle sei e subito a dormire: la sveglia come da programma suona prima delle due.

Partiamo dal Gouter con le frontali, passo costante e testa bassa. Fino alla Capanna Vallot è una lunga camminata. Finalmente albeggia e la Cresta delle Bosses si staglia sopra di noi. Il panorama è notevole, dalle cime del Vallese al Gran Paradiso.

Arrivati nei pressi della vetta, l’orologio segna le 8 e la temperatura è vicina ai -20°C. Breve pausa e subito giù: la discesa è lunga e ci piacerebbe tornare a casa per un ora decente. Un tè veloce al Gouter e via, giù prima che il sole scaldi troppo la neve lungo la cresta.

Giornata intensa, fisicamente impegnativa, ma di grande soddisfazione. Il Monte Bianco resta una montagna impegnativa: la via normale non ha difficoltà tecnica elevate, ma richiede passo sicuro e un buon allenamento.